Cosa intendiamo quando parliamo di costi dell’edilizia?
Partiamo dall’assunto che serva considerare tre grandi famiglie di variabili: materiali, energia e manodopera. Un riferimento tecnico utile, soprattutto per chi lavora su contratti e contabilizzazioni, sono i prezzi alla produzione delle costruzioni pubblicati da Istat. Nel dato ISTAT di ottobre 2025 si osserva che i prezzi alla produzione per edifici residenziali e non residenziali risultano +1,6% su base annua, mentre strade e ferrovie sono +0,4% su base annua.
Questo non significa che “tutto costa +1,6%”, ma fotografa una dinamica media di listini/lavorazioni a valle della filiera, con differenze tra tipologie di opere (e tra categorie di prezzo nei prezzari regionali).
In parallelo, il 2025 conferma che la volatilità non è sparita: è cambiata. Il tema “caro materiali” resta vivo nei cantieri pubblici, anche perché molte gare hanno prezzi storici e revisioni che inseguono con ritardi.
Cosa aumenta rispetto al 2024
Se il confronto è con il triennio degli aumenti più aggressivi (2021-2023), il 2025 non mostra la stessa accelerazione, ma si colloca più vicino a una fase di normalizzazione: incrementi tendenziali moderati e qualche oscillazione mensile. Lo si vede bene nella serie Istat dei prezzi alla produzione delle costruzioni: nel 2025 le variazioni tendenziali si muovono su valori contenuti rispetto ai picchi precedenti, pur restando in territorio positivo per gli edifici.
Se invece il confronto è con un “anno normale” pre-2020, qui la risposta cambia: molti prezzi unitari sono ancora su un livello più alto, perché nel frattempo sono aumentati costi strutturali (energia, logistica, oneri indiretti) e soprattutto la componente lavoro, che non torna indietro con la stessa facilità dei materiali.
Manodopera: la componente che spinge dal basso
Nel 2025 entrano in gioco aggiornamenti del costo medio della manodopera (tabelle ministeriali e riferimenti collegati al CCNL). Anche quando il materiale rallenta, la voce lavoro tende a consolidare. Lo si vede da comunicazioni e pubblicazioni collegate alle tabelle del costo del lavoro 2025 e agli aggiornamenti con decorrenza 2025.
Dal punto di vista pratico, per molte lavorazioni “labour intensive” (intonaci, posa, ripristini, finiture impiantistiche, manutenzioni puntuali) il costo finale risente più della manodopera che della materia prima. In cantiere, questo si traduce spesso in un aumento del costo orario effettivo (comprensivo di incidenze) e nella necessità di programmare meglio per ridurre improduttività e tempi morti.
Energia e filiere: meno shock di prezzo, ma costi medi più alti
L’energia nel 2025 non ha replicato le impennate del 2022, ma continua ad incidere sulla produzione di cemento, laterizi, acciaio, trasporti e impianti di cantiere. Eurostat indica dei prezzi elevati per il primo semestre 2025 per l’elettricità (consumatori non domestici) rispetto alla media UE.
Una delle grandi a difficoltà da parte degli operatori di settore sta nel trasformare i prezzari in un costo “chiavi in mano” credibile, proprio perché tra noli, acciai, tempi e incidenze la variabilità è forte.
Competitività del settore edilizia nel 2025
Nel 2025 il settore entra in una fase più competitiva, con domanda in ricalibrazione e attenzione alla produttività, mentre i costi non tornano ai livelli pre-shock. Lo scenario 2026 viene descritto come “transizione” e non come ritorno al passato.
Quel che è molto probabilmente all’orizzonte è uno scenario che prevede:
- Materiali “energivori” e filiere industriali: se elettricità e combustibili restano su livelli sostenuti, cemento e laterizi mantengono pressioni di costo, anche senza shock improvvisi;
- Acciaio e mercato europeo: le aspettative di lieve recupero della domanda nel 2026 possono sostenere i prezzi in alcune fasi, anche se il quadro resta incerto e dipende da commercio, misure UE e ciclo industriale;
- Manodopera: l’inerzia contrattuale e la scarsità di profili specializzati in alcune aree continuano a spingere la voce lavoro, che tipicamente “sale e poi resta”;
- Appalti pubblici e revisione prezzi: l’evoluzione dei meccanismi di revisione e dei prezzari influisce sul trasferimento dei costi e sulla bancabilità delle offerte, riducendo il rischio di extra-costi non coperti ma non eliminando l’aumento dei prezzi unitari aggiornati;
- Domanda e volumi: se la produzione/attività rallenta, parte delle tensioni sui prezzi può attenuarsi, ma non è detto che questo si traduca in ribassi, perché molte imprese difendono margini e coprono costi fissi con minori volumi;
- In sintesi: nel 2026 è più plausibile aspettarsi aumenti contenuti e selettivi (soprattutto su manodopera e lavorazioni specialistiche), con materiali più “a fisarmonica” (oscillazioni) e meno “a razzo” (impennate), salvo nuovi shock energetici o geopolitici.