Nel cuore delle Alpi svizzere, in una valle vicino a Schiers, si erge uno dei ponti più iconici dell’ingegneria moderna: il Ponte Salginatobel.
Completato nel 1930, è una sintesi di eleganza strutturale, innovazione tecnica e forma minimal, realizzata dallo svizzero Robert Maillart.
Al di là dell’innovazione tecnica rappresentata da questo ponte, è molto interessante anche come Maillart ha sviluppato la potenzialità del calcestruzzo armato, portandola a un livello che potremmo definire artistico.
La storia della costruzione
La valle di Salgina, in Svizzera orientale, era a inizio Novecento una zona isolata e difficile da raggiungere. Era stata conclamata da qualche decennio la necessità di un collegamento stabile tra le due sponde del burrone di Salgina, che però non compromettesse la bellezza naturale dell’ambiente alpino. Dopo aver valutato proposte più tradizionali, nel 1928 il progetto fu assegnato a Robert Maillart, già noto per le sue sperimentazioni sul calcestruzzo armato.
I lavori iniziarono nel 1929 e furono completati in poco più di un anno. L’intero ponte fu costruito utilizzando tecniche di getto in opera, a partire dalla soletta inferiore dell’arco centrale.
Fu impiegato un sistema di casseratura e ponteggi innovativo per l’epoca, che consentì la realizzazione dell’arco senza l’uso di armature in acciaio massicce, come era consuetudine nei ponti ad arco dell’epoca. La costruzione fu rapida, economica ed estremamente efficace.
Il ponte fu inaugurato ufficialmente nel 1930, rimanendo operativo da allora con pochissimi interventi di manutenzione.
Nel 1991 fu dichiarato Monumento Storico Internazionale dell’Ingegneria Civile dall’American Society of Civil Engineers (ASCE), unico ponte svizzero ad avere questo riconoscimento.
Chi era Robert Maillart
Robert Maillart (1872–1940) è considerato uno dei pionieri dell’ingegneria strutturale moderna. Svizzero, formatosi al Politecnico di Zurigo, fu tra i primi a comprendere le potenzialità espressive e funzionali del calcestruzzo armato come materiale strutturale unitario, e non solo come sostituto della muratura o dell’acciaio.
Maillart cercava una sintesi tra forma, struttura e costruibilità. Nei suoi ponti non vi era decorazione superflua, ma una tensione verso il minimo necessario, secondo il principio che l’estetica nasce dalla logica costruttiva. Il Salginatobel rappresenta il punto più alto di questa visione, dove l’arco, le spalle e la soletta si fondono in un’unica struttura continua, leggera e resistente.
Una struttura rivoluzionaria: il principio arco-trave
Il ponte Salginatobel è lungo complessivamente 132,3 metri, con un’arcata centrale di 90 metri e un’altezza di 56 metri sopra il fondovalle. La struttura principale è un arco-trave in calcestruzzo armato a sezione cava, su cui poggia direttamente la soletta stradale, anch’essa parte integrante della statica.
La grande innovazione consiste proprio nella fusione tra arco e trave, un concetto all’epoca ancora poco esplorato. L’arco non è trattato come elemento indipendente con impalcato sovrastante, ma è integrato con la carreggiata in modo da lavorare insieme per resistere ai carichi, sfruttando la rigidezza e la continuità del calcestruzzo armato.
Maillart ridusse al minimo la sezione dell’arco, ottimizzandola in funzione delle sollecitazioni effettive.
Questo portò alla scelta di una sezione a cassone sottile, che garantisce resistenza alla flessione e al taglio, con il minimo impiego di materiale.
L’eleganza del ponte deriva da questa economia strutturale: tutto ciò che si vede ha una funzione portante.
Il ruolo della soletta inferiore nella costruzione
Un altro aspetto distintivo del Salginatobel è il metodo costruttivo. Invece di realizzare prima le spalle e poi montare o gettare un arco a tutto sesto, Maillart propose una costruzione che partiva direttamente dalla soletta inferiore dell’arco, sostenuta da ponteggi temporanei. Questo approccio permise di ottimizzare la gettata del calcestruzzo e ridurre i tempi di cantiere, sfruttando al massimo le proprietà statiche della struttura a mano a mano che prendeva forma.
Una volta completata la soletta e rimossi i ponteggi, la sezione a cassone si comportava come una trave ad arco a pareti sottili, capace di trasmettere in maniera efficiente i carichi alle fondazioni. Questo processo fu possibile anche grazie alla precisione della geometria progettata e alla padronanza del comportamento meccanico del calcestruzzo.
Un ponte minimalista, poetico, eterno
Il Salginatobel è considerato un manifesto del minimalismo strutturale, anticipando di decenni i concetti che oggi guidano l’ingegneria sostenibile e l’architettura integrata.
La struttura è priva di decorazioni: l’andamento parabolico dell’arco, lo spessore costante della soletta, la sottigliezza delle spalle, tutto concorre a una forma unica, che si sviluppa con grande continuità.
Per questi motivi il ponte Salginatobel è oggetto di studio in facoltà di ingegneria e architettura in tutto il mondo.